Ho trovato 8½ linee narrative negli spot pubblicitari

Gli spot pubblicitari fanno storytelling?

 

Eccome, e sembra stiano costruendo grammatica e generi riconoscibili. Ecco 8 esempi (e mezzo) di linee narrative che hanno “spaccato” nell’ultimo trentennio.

Li vediamo spesso e, di sicuro, li troviamo ovunque: nascosti nella scrollata del tuo smartphone, nel bel mezzo della finale di Super Bowl, dopo il play di Youtube. Mentre tu non attendi altro che skippare appena finisce il countdown.

Ma se sei qui saprai che, nell’onda di messaggi che vediamo ogni giorno, alcuni spot riescono lo stesso a catturare la tua attenzione; sono quelli che abbattono il muro della diffidenza disinnescando il solito meccanismo di auto-difesa:

vuoi vendermi qualcosa? = anche tu? = ADIOS!

E invece ti metti in ascolto. Quando succede vuol dire che hai percepito qualcosa di interessante, che forse ti piacerà o magari no, forse ti metterai a ridere o t’insegnerà qualcosa, ma hai come la sensazione che quello che stai vedendo meriti fiducia.

E così sono nate agenzie di comunicazione specializzate, premi come l’eccellente Clio Awards, il Primetime Emmy Awards, o il Leone d’oro dedicato alla migliore creatività pubblicitaria. In un panorama tanto competitivo, il mondo pubblicitario si è sporcato da tempo le mani con gli strumenti narrativi – letterario, cinematografico e non solo – per mettersi in connessione emotiva con il suo pubblico. Adattandole a tempi più ristretti, focalizzandosi e diventando più diretto, non ha potuto fare altro che creare un suo modo di fare storytelling. Eppure nessuno sembra essersi davvero interessato a scoprire quali soluzioni narrative si sia inventata in questi ultimi anni.

Così, in un mondo digitale in continuo cambiamento, mentre molti si affannano a riempire pagine sulle tecniche SEO e SEM per costruire labirinti inespugnabili diretti alla vendita, qui l’argomento è differente. Ecco i tratti comuni nei video corporate storytelling che più degli altri si sono guadagnati premi e riconoscimenti per la qualità della loro comunicazione. così da capire insieme il perché e allenare la mente a quella cassetta degli attrezzi che sono i loro schemi narrativi.

 

1.  Personificazione

 

(Epuron – Apple – Ikea)

E’ una delle figure retoriche più utilizzate dall’alba dei tempi; dalla pittura alla mitologia, dalla religione all’educazione infantile.

La personificazione si riferisce all’attribuzione di sembianze e peculiarità umane a qualcosa che non lo è, come le forze della natura, le divinità o gli oggetti.

 

Epuron – Power of the Wind

Con un’estetica molto vicina alla new wave francese, tra reminiscenze di film come Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard o di Il posto delle Fragole di Ingmar Bergman, i binari narrativi di questo spot attraversano la storia un uomo massiccio e intimidatorio con un’esistenza assolutamente fraintesa. La sua vita è un video struggente che diventerebbe melenso se il nostro protagonista rappresentasse davvero ciò che si vede, cioè un uomo radicalmente dissociato, completamente invisibile agli altri, per quanto particolare sia. Ma scopriremo che non rappresenta affatto quello che sembra.

 

 

 

Realizzato dalla divisione eolica della compagnia tedesca Epuron e con il supporto creativo del collettivo The Vikings, il gigante gentile vestito di nero diventa vulnerabile come un umano e ci viene aperta la possibilità di comprenderlo e empatizzare con lui. Non aveva bisogno di altro, l’uomo del vento: qualcuno in grado di ascoltare la sua natura, accorgersi della sua presenza per accogliere la forza della sua energia.

“Power of Wind” ha vinto un Leone d’Oro a Cannes nel 2008.

 

Apple – 1984

 

Diretto da Ridley Scott (fresco fresco dall’ormai classico della fantascienza “Blade Runner”) e progettato dall’agenzia pubblicitaria Chiat/Day per presentare il Macintosh di Apple Computer durante la finale del Super Bowl del 1984, questo video ha molti motivi per essere ricordato. Da questa sua singola messa in onda, alla regia epica e alla decisione spericolata di non mostrare il prodotto – tutte cose nuove per l’epoca.
Eppure il valore emotivo legato al personal computer è chiaro ed è arrivato fino a noi: Apple ha identificato il Macintosh come uno strumento per combattere la conformità e salvare l’individualità, una visione del potenziale del personal computer che, malgrado tutto, non ha più abbandonato.

P.s. difficile da notare in questa riproduzione di YouTube ma presente, c’è il logo del primo Macintosh disegnato sulla canotta bianca dell’attrice Anya Major. Un modo in più per ribadire la sua personificazione con il prodotto targato Apple.

 

 

 

Netflix – Spelacchio is Back!

 

“Lo avevano dato per morto. È tornato. E ha fame di applausi”. Così Netflix ha lanciato sul suo profilo Facebook lo spot “Spelacchio is back“, Un video ironico, in pieno stile Netflix. Un minuto e 50 in cui compaiono le sue serie più famose, e in cui a parlare è proprio l’albero. Dopo il flop dell’anno scorso, il Comune di Roma ha stretto un accordo con la famosa piattaforma. L’albero è stato acceso in Piazza Venezia l’8 dicembre e il costo di 376mila euro è stato interamente a carico della famosa piattaforma di streaming.

 

 

 

IKEA – Lamp

 

Nel 2002, Ikea (Canada) ha chiamato un ancora giovane Spike Jonze per dirigere uno spot che raccontava la triste storia di una lampada da tavolo dal suo “personale” punto di vista. Ma i valori cambiano e così le priorità e le strategie di un’azienda come Ikea che, nel tempo, ha avuto sempre più riguardo verso il proprio impatto sul pianeta. Così, dopo 16 anni, il gigante dei mobili assemblabili, ha deciso che la storia aveva bisogno di un aggiornamento mantenendo lo stesso tono nostalgico dell’originale ma riportando la vecchia e cara lampada al riparo, dentro casa.

 

 
 

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