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I quattro migliori spot del Super Bowl 2020

Quando la pubblicità diventa (ancora una volta) narrazione post-moderna

C’era una volta Lars Von Trier, Charlie Kaufman e Quentin Tarantino. C’era una volta il gusto sfrenato per l’intreccio complesso, i differenti livelli di senso, le citazioni ironiche, i mondi paralleli e le contaminazioni di genere. C’era il postmodernismo, dalla letteratura fino al cinema, portando ai nostri occhi operazioni creative mascherate, il più delle volte, da leggerezza e divertimento. Tutto questo, per fortuna, oggi, c’è ancora di più.

Anche la narrazione pubblicitaria decide così di specchiarsi nel passato per tirare le somme della sua crescita rispetto al suo fratello maggiore. Diventa celebrale e autoreferenziale non per gusto della complessità, ma per stare al passo di un pubblico che ha maturato, anche qui, un gusto articolato e una sua personale memoria storica.

Un gioco combinatorio che spesso guadagna fiducia proprio grazie alla messa a nudo di quello che c’è dietro, ovvero la stessa pubblicità. E lo fa, sempre più spesso, con autoironia.

Il Super Bowl, finale del campionato della National Football League americana, può essere preso come terreno fertile per osservare questo mondo in divenire.

Perché sporgersi fin là?

Se non per le circa 100 milioni di persone rimaste incollate davanti agli schermi per seguire l’evento e i suoi circa 50 spot andati in onda durante quest’edizione, se non per i costi spropositati, i più alti nel mondo pubblicitario – contate che un singolo annuncio pubblicitario di 30 secondi è costato circa 5,6 milioni di dollari – almeno per i riconoscimenti che ogni anno gli vengono attribuiti dai Festival e nei premi dedicati alle migliori creatività pubblicitarie.

Ecco tre dei migliori spot usciti quest’anno durante il super evento all’Hard Rock Stadium di Miami.

Buona visione (combinatoria).

Jeep Gladiator

Qui Jeep riporta perfino Bill Murray in uno dei ruoli cinematografici che più ha amato: siamo nel 1993 e il film è Ricomincio da capo, in originale Groundhog Day, ovvero il Giorno della Marmotta (festa celebrata negli Stati Uniti e in Canada proprio il 2 febbraio). Un salto perfettamente architettato verso il passato che funge da riunione con i co-protagonisti del vecchio film Brian Doyle-Murray (il fratello di Bill, che interpreta il sindaco di Punxsutawney) e Stephen Tobolowsky (“Needlenose” Ned Ryerson).

Così, in questo bislacco remake squisitamente realizzato, la marmotta accompagna un Bill divertito in varie avventure a bordo del fuoristrada. Quest’ultima viene posizionata così perfettamente in modo che non si perda mai nello svolgimento della storia.

Ecco cosa succede (come per il Google Home Assistant con il redivivo Macaulay Culkin) quando si tiene il piede in due scarpe senza fare danno: basta metterlo nel passato cinematografico e, contemporaneamente, nel presente pubblicitario.


Mtn Dew Zero Sugar: “As Good as the Original”

Un altro remake ma questa volta tutta in chiave horror, giusto per stravolgere il genere e renderlo divertente. Torniamo nell’inquietante Overlook Hotel di Shining ma con un cast rinnovato e meticolosamente selezionato: Bryan Cranston di Breaking Bad e la star Tracee Ellis Ross.

Un vecchio film da brividi trasformato in un annuncio pubblicitario esilarante cambiando pochissimo: mentre la maggior parte degli annunci pubblicitari avrebbe rischiato di snaturarsi e di perdere senso, il claim “Buono come l’originale” lega con l’Attack questo riuscito azzardo combinatorio.

Risultando lo spot più votato di questa edizione secondo il Super Bowl Ad Meter.


Tide: “Super Bowl Now, Laundry Later”

Tide è forse il re della metanarrazione pubblicitaria al Super Bowl. Nel 2018, Tide scelse infatti David Harbor per il suo spot  ‘It’s a Tide Ad’, preso in prestito da Stranger Things, portandolo a giocare con i vari generi pubblicitari, entrandoci a gamba tesa, fino a entrare per direttissima nell’indimenticabile spot di Old Spice, che già, a sua volta, si era avventurato nel territorio dei vecchi cliché pubblicitari. Una matrioska di riferimenti, insomma.

Questa volta, invece, al posto di David Harbor arriva Charlie Day, portato a una crisi esistenziale mentre sta guardando proprio la finale del Super Bowl. E l’antefatto ci porta faccia a faccia con tante icone della cultura di massa: il cavaliere di Bud Light, un cameo di Gal Gadot – Wonder Woman e lo show tv Il Cantante Mascherato. Oltre che far salire il protagonista sul palco dello spettacolo dell’intervallo della finale, senza però J.Lo e Shakira (peccato).


Amazon #BeforeAlexa

Negli ultimi due anni, Amazon e uno dei suoi prodotti di punta, Alexa, hanno fatto faville davanti al pubblico della finale della National Football League.

Le protagoniste di quest’ultima creatività sono la coppia Ellen DeGeneres e Portia de Rossi (insieme anche nella vita reale), e il tempo è il presente ma una domanda apparentemente sciocca di Ellen trascina la storia in luoghi e in epoche estremamente lontane. La questione è: come facevano un tempo senza avere Alexa?

L’occasione è quella di rimandarci ai riferimenti narrativi depositati nella nostra memoria, dai colori del vecchio west a Oliver Twist, da the Crown (qualcosa vi ricorda anche le serie presenti su Amazon Prime Video)


Vuoi prima scoprire altre linee narrative altrettanto efficaci nel mondo del video storytelling? Guarda qui

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