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Il viaggio dell’eroe quando l’eroe è il prodotto

 

Dalla pittura alla mitologia, dalla religione all’educazione infantile, la personificazione è diventata una potentissima arma anche nel Brand Storytelling


Una delle più antiche lezioni nella pubblicità è “rendere il prodotto un eroe”. Spesso, quando riesce, la campagna diventa particolarmente memorabile: infatti attraverso la personificazione recuperiamo una delle figure retoriche più efficaci dall’alba dei tempi.

Questa operazione consiste infatti nell’attribuire sembianze e peculiarità umane a qualcosa che non lo è, in modo da comprenderlo e empatizzare con lui.

Così la libertà può diventare una statua che innalza una fiamma o un personal computer può mettersi nei panni di una donna che corre brandendo un martello. Identificandoci nel prodotto grazie allo storytelling, riconosciamo i suoi valori, i suoi desideri e ci mostrerà la pasta di cui è fatto. Così potremmo raccogliere a pieno la sua promessa di aiutarci, proprio grazie a questa, a sistemare un nostro pezzetto di mondo.

Ecco i miglior esempi di quei brand che hanno spinto il prodotto (davvero) sotto i riflettori e hanno anche avvicinato un microfono.

 

Vuoi prima scoprire altre linee narrative altrettanto efficaci nel mondo del video storytelling? Guarda qui

 

Santanders – Piggy

Qualcuno la definisce “La pubblicità più dolce di sempre”.

E l’impressione si crea certamente nell’esatto momento in cui compare il personaggio principale: un dolce porcellino perduto che vaga intimorito per la città. Ma chi si nasconde dietro il porcellino-salvadanaio? Ovviamente i soldi custoditi da Santender, il gruppo bancario di origine spagnola.

Il suo video storytelling dichiara così la sua principale missione: proteggere e aumentare il patrimonio dei suoi clienti con rispetto e cura, proprio come vediamo fare con questo tenero maialino.

 
 

Veg Power – Eat Them To Defeat Then

Nel Regno Unito, una nuova campagna per convincere i bambini a mangiare più verdura inizia oggi con un film che trasforma i vegetali in antagonisti feroci provenienti del sottosuolo. Ciò potrebbe sembrare contro produttivo, ma il punto della creatività dell’agenzia Adam & Eve / DDB, è che devi mangiare questi anti-eroi per sconfiggerli. E i bambini sono stati scelti proprio per combatterli.

Uno storytelling distopico e sorridente, dove una donna viene attaccata in macchina da una banda di cavolini di Bruxelles: correte bambini, mangiateli, per amore della mamma.

L’annuncio TV andato in onda questo febbraio 2019, è supportato da attività online, sociali, all’aperto, cinematografiche e di stampa. Ad esempio è stata creata una “tabella dei cibi”, progettata per premiare i bambini con adesivi quando scelgono le verdure.

Un lavoro creativo brillante ed audace che usa il video storytelling per incoraggiare i bambini ad amare la verdura in nome della salute della nazione.

 
 

Epuron – Power of the wind

Con un’estetica molto vicina alla new wave francese, tra reminiscenze di film come Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard o di Il posto delle Fragole di Ingmar Bergman, i binari narrativi di questo spot attraversano la storia un uomo massiccio e intimidatorio con un’esistenza assolutamente fraintesa. La sua vita è un video struggente che diventerebbe melenso se il nostro protagonista rappresentasse davvero ciò che si vede, cioè un uomo radicalmente dissociato, completamente invisibile agli altri, per quanto particolare sia. Scopriamo molto presto che non rappresenta affatto quello che sembra.

 
 

Amazon – Alexa loses her voice

Nella pubblicità più discussa del Super Bowl 2018, lo storytelling coinvolge Alexa – l’assistente vocale sui prodotti Echo di Amazon – perdendo la voce. Ma non del tutto. Viene sostituita da personaggi reali e ben più noti pronti a interpretarla a loro modo e, di conseguenza, a umanizzarla ancora di più.

Quante integrazioni del prodotto riesce a mostrarci tra le righe della sua narrazione? Molte. E ci riesce inserendole in un video storytelling semplice senza farlo apparire “venduto”, con calore e un pizzico di bizzarria.

 
 

Ikea – The Lamp

Nel 2002, Ikea (Canada) ha chiamato un giovane Spike Jonze per dirigere uno spot che raccontava la triste storia di una lampada da tavolo dal suo “personale” punto di vista.

Ma i valori cambiano e così le priorità e le strategie di un’azienda come Ikea che, nel tempo, ha avuto sempre più riguardo verso il proprio impatto sul pianeta. Così, dopo 16 anni, il gigante dei mobili assemblabili, ha deciso che la storia aveva bisogno di un aggiornamento mantenendo lo stesso tono nostalgico dell’originale ma riportando la vecchia e cara lampada al riparo.

 
 

Apple – 1984

Diretto da Ridley Scott (fresco fresco dall’ormai classico della fantascienza “Blade Runner”) e progettato dall’agenzia pubblicitaria Chiat/Day per presentare il Macintosh di Apple Computer durante la finale del Super Bowl del 1984, questo video ha molti motivi per essere ricordato. Da questa sua singola messa in onda, alla regia epica e alla decisione spericolata di non mostrare il prodotto – tutte cose nuove per l’epoca.

Uno dei primi esempi di storytelling pubblicitario con cui il Macintosh si è identificata come uno strumento per combattere la conformità e salvare l’individualità, una visione del potenziale del personal computer che, malgrado tutto, non ha più abbandonato.

P.s. difficile da notare in questa riproduzione di YouTube ma presente, c’è il logo del primo Macintosh disegnato sulla canotta bianca dell’attrice Anya Major. Un modo in più per ribadire la sua personificazione con il prodotto targato Apple.

 
 

Netflix – Spelacchio is Back!

“Lo avevano dato per morto. È tornato. E ha fame di applausi”.

Così Netflix ha lanciato sul suo profilo Facebook lo spot “Spelacchio is back“, Un video ironico, in pieno stile Netflix. Un minuto e 50 in cui compaiono le sue serie più famose, e in cui a parlare è proprio l’albero. Dopo il flop dell’anno scorso, il Comune di Roma ha stretto un accordo con la famosa piattaforma. L’albero è stato acceso in Piazza Venezia l’8 dicembre e il costo di 376mila euro è stato interamente a carico della famosa piattaforma di streaming.

 
 

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